Il serpentone di gente si allunga a vista d’occhio, arriviamo seguendo la fila all’entrata del Teatro Argentina e il mio amico Francesco fa: vedrai che chiudono appena prima di noi. C’è mancato un soffio, siamo imbucati con gli ultimi dieci di centinaia di persone arrivate per vedere Alessandro Baricco che presenta The Game, l’ultimo libro. Se non c’è un brivido alla Bridget Jones insomma non sono io, e a quel punto inizia la caccia – in pochi minuti – a un posto libero. Un gioco anche quello, non ci sono i marzianini di Baricco ma l’aria è quella, sfidiamo l’altezza, assiepati al sesto piano, io non riesco neanche a sporgermi, Francesco mostra la spavalderia, non soffrirai mica di vertigini!? Faccio spallucce. A metà della serata troviamo posto a sedere e ci godiamo con un’acustica migliore il viaggio di Baricco nell’insurrezione digitale, tra mappe, montagne, e mitiche figure che quasi non ci sembrano vere nella loro genialità.
Baricco ha raccontato questa scena, intima, che è un simbolo efficacissimo: il bambino di tre anni che si arrampica sul tavolo dove c’è aperto un quotidiano, di carta, allunga la manina e con le due dita prova ad allargare la foto, il gesto che utilizziamo sugli smartphone per lo zoom. The Game è un manuale sul nostro tempo, un saggio sulla rivoluzione digitale, sul passaggio dall’uomo analogico a quello digitale avvenuto attraverso quella che Baricco definisce una insurrezione mentale. Lo ha ripetuto più volte l’altra sera di fronte a una platea zeppa accorsa ad ascoltarlo, The Game non ci dice cosa c’è buono o sbagliato, ci spiega i meccanismi. Anzi come nell’arco di pochi decenni, un gruppo di ingegneri e sognatori abbia messo da parte il novecento. Quella per Baricco è la spinta che accomuna ogni tappa dell’articolato cammino che ci ha condotti dalla spada alla tastiera: fare in modo che le tragedie del novecento non si ripetano più. Con l’insurrezione digitale è stata sconfitta l’elite politica, sacerdotale, tutto quello che era verticale diventa orizzontale, spariscono le mediazioni in ogni campo. Accedendo a un computer possiamo fare tutto, comprare, parlare, lavorare, conoscere persone, imparare a suonare uno strumento, ascoltare musica, fino alle azioni più initime della nosta vita. La nostra società è leggera, impalpabile, la stessa verità che era un concetto preziosissimo dell’uomo analogico diventa sfumata.
Attraverso alcune mappe, Baricco ci racconta passo dopo passo dal primo personal alla presentazione dell’Iphone di Steve Jobs, pietra miliare della rivoluzione digitale, come tutto si sia trasformato. Non c’è un ambito delle nostre vite, se ci pensate è così, che oggi non sia condizionato e mutato dall’uso delle nuove tecnologie. The Game, il gioco, Baricco dice che l’ispirazione tecnica di questi cambiamenti non siano altro che i primi videogiochi. Basti pensare alla nostra esperienza con lo smartphone, ogni input che riceviamo richiama una risposta, a ogni input dobbiamo rispondere, la mail, il messaggio, in un’ottica che è come quella del videogioco. The Game è un libro che offre strumenti importanti di comprensione della nostra società, fondata sull’individualismo di massa.
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