Per iniziare la recensione di Promessi Vampiri, il primo ostacolo è superare la copertina. Non una delle migliori di Giunti Editori che ha pubblicato i due libri della mini saga di Beth Fantaskey datata fine anni 2000. Diciamo che i clichè sono ben mescolati e distillati a piccole dosi, così alla fine delle 400 pagine nemmeno me ne sono resa conto di essere stata catapultata dritta al sipario. Senza brividi e senza particolari emozioni. Promessi Vampiri è uno young fantasy vampiresco, paranormal romance dell’ormai lontano 2009, uscito quindi post pubblicazione rispetto alla saga Twilight di Stephenie Meyer che ha dato forma al genere aprendo la strada a un culto vero e proprio, oltre che a incassi milionari al botteghino per la ben nota trasposizione cinematografica. Difficile non andare in scia, complicato non essere anche involontariamente manipolati dall’ombra di Edward e Bella Swann.
In Promessi Vampiri ci sono tutti gli ingredienti per andare verso quella rischiosa direzione, una protagonista diciassettenne che si chiama Jessica Packwood, un vampiro bello e affascinante di nome Lucien piombato dal vecchio continente e una serie di stereotipati cattivi. La cheerleader biondina che detestiamo riga dopo riga, ma anche gli oscuri parenti della Transilvania. Eppure il fantasy Promessi Vampiri non cade e nemmeno inciampa dalle parti di Forks. Ed è un bene, ve lo assicuro, perché il confronto farebbe chiudere il libro a pagina tre. L’autrice però sceglie una sua via, la percorre, a volte esita, ma va fino in fondo.
Antanasia è stata cresciuta così. Non è solo una ragazza americana, è una Packwood. Non una Dragomir. È stata coccolata con baci e carezze, come quei gattini. Nutrita con pallido e insipido tofu e non con spoglie umane impregnate di sangue ancora caldo dopo la carneficina.
Jessica è una ragazza super razionale figlia di due amanti della campagna dediti al bio in maniera macchiettistica, più hippy che contadini, una adolescente dalla logica quasi vulcaniana tanto da rendere felice Spock, almeno per i primi capitoli. Quando alla sua porta bussa Lucien, con un carico di verità pazzesche anche per le menti più aperte, la protagonista deve fare i conti con le sue vere origini e il suo nome di nascita, Antanasia.
La diciassettenne che crede solo a quello che vede, alla prova evidente dei fatti, senza spazio per il paranormale, si ritrova con un belloccio vampiro e  erede di una blasonata famiglia succhiasangue della Romania. Non ne vuole sapere in nessun modo di castelli, paletti, scalate nobiliari, bon ton millenari, ma il passato la trascina anche senza il suo favore verso un futuro incerto.
E’ la promessa sposa sulla carta del tenebroso e magnetico Lucien. E cosa fa Jessica? Cade ai piedi del bel giovanotto vampiro con una colonna sonora strappalacrime? No, gli fa la guerra psicologica per una buona metà del libro
, diciamoci la verità, la migliore. A risultare deboli sono infatti poi gli snodi cruciali della trama, quando gli elementi vengono inseriti con ritmi troppo veloci rispetto alla narrazione iniziale, ma soprattutto con sbocchi molto prevedibili nell’evolversi degli atteggiamenti.
Da annotare invece il riuscito escamotage narrativo, le pagine che ho preferito, le lettere periodiche di Lucien allo zio vampiro, un artificio letterario che ci fa conoscere il personaggio con il suo diretto punto di vista, inaspettatamente e piacevolmente ironico. Quando ho concluso il libro ho pensato: Promessi vampiri, una lettura senza pretese. E c’è un seguito.
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