Gea Petrini

Ragione e sentimento – Jane Austen

E in voi cosa prevale? La ragione di Elinor, l’emotività di Marianne? Quando vi trovate di fronte a una scelta, sul precipizio dell’incerta e traballante follia dell’amore, quale scegliete tra la responsabile voce della razionalità e il tuffo nel vuoto? Se lo deve essere chiesto Jane Austen quando è arrivata a pubblicare nel 1811 – in forma anonima – Ragione e sentimento, un romanzo dove la scrittrice (icona di uno stile) ci ha consentito di guardare all’interno delle relazioni sociali  nella fine del ‘700 con lo sguardo di una donna incredibilmente ironica. E voi che come me avete letto ogni libro della Austen magari non sarete d’accordo quando dico che, in quanto a personaggi maschili, il nostro Edwards Ferrars non sia il migliore della narrazione Austen. Sarà colpa di Mr Darcy, chissà. Ragione e sentimento è il confronto tra due diverse visioni della vita, lo scontro sottile tra modi opposti di approcciarsi alle relazioni. C’è Marianne, seconda figlia della famiglia Dashwood, appena sedicenne perde la testa per John Willoughby che la salva sotto la pioggia, la corteggia ricambiato, le fa vivere il brivido. Marianne si lascia andare all’amore senza riserve, è emotiva, estroversa, pronta anche ad andare oltre l’etichetta trascinata dall’onda implacabile di lui. Ma Willoughby la lascerà per sposare a Londra una donna ricca e di posizione sociale. L’epilogo di dolore scuote la sorella, Elinor, la maggiore delle figlie, simbolo di razionalità, di equilibrio e moderazione. Legatissime e diverse. Si innamora anche Elinor, di Edward Ferrars, il fratello della cognata Fanny. Ma è un’amore sussurrato nella mente, vissuto nel silenzio, coltivato nei pensieri fino a quando viene a sapere che Edward è legato formalmente con Lucy Steele da anni, pur se segretamente. Anche Edward ama Elinor ma il senso del dovere condiziona le sue decisioni.
“Mentre queste considerazioni si succedevano dolorosamente dentro di lei, pianse per Edward più che per se stessa. Con il sostegno della convinzione di non aver fatto niente per meritare l’attuale infelicità, E consolata dalla certezza che Edward non avesse fatto niente per perdere la tua stima, lei penso di riuscire per fine in quel momento, sotto il dolore acuto del duro colpo, a imporsi per evitare alla madre e le sorelle di sospettare la verità”
Non so se è una catarsi finale la fine del libro. Austen ha deciso di concludere Ragione e sentimento con la razionale Elinor che sposa il suo vero amore Edward dopo varie traversie, e Marianne che va all’altare con il colonnello Brandon, per me un bellissimo personaggio, entrato quasi fastidiosamente nelle nostre vite, come ombra dello spumeggiante Willoughby. Brandon è leale, solido, la ama in disparte fino a quando anche la romantica Marianne non scopre che l’amore in fin dei conti si costruisce su note profonde, difficili e meno scontate di certe facili emozioni.
“Dopotutto è ammaliante l’idea che la felicità di qualcuno sia interamente nelle mani di una persona”
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