U4 Koridwen: virus letali, azione e magia – Yves Grevet

Koridwen arriva a Parigi a bordo di un trattore, tra paesaggi desolati, cecchini, ragazzi trasformati in guerrieri da strada: il libro U4 Koridwen (appunto) è uno dei quattro esperimenti letterari che dalla Francia arriva in Italia con Garzanti. Scritto da Yves Grevet, ci presenta una dei protagonisti di una storia distopica in cui il destino dell’umanità decimata da un virus è nelle mani di quattro ragazzi. Ogni libro è scritto da un autore diverso che firma quindi un aspetto di una stessa appassionante vicenda. Iniziamo col dire che i romanzi distopici mi piacciono ma non sono una cultrice, mi muovo meglio in altre zone più fantasy. Eppure Koridwen l’ho trovato avvincente, scritto bene, con una trama fitta non scontata. Piacerà ai patiti di The Walking Dad e non stancherà chi cerca il brivido del colpo di scena. Il libro si chiude e non tutto ci è stato rivelato. E già questo fa scorrere il calendario in attesa dell’uscita del nuovo volume. Sto leggendo un libro stupendo di Marco Damilano su Aldo Moro, quindi mi servivano pagine da divorare, senza troppo impegno e con una certa leggerezza. Koridwen faceva proprio al caso mio.

 

La voglia di unirmi ai morti non vuole abbandonarmi. A impedirmi di farla finita non è la paura del grande salto quanto, piuttosto, la sensazione di commettere qualcosa di sbagliato, di trasgredire un ordine naturale secondo il quale non ci è concesso di decidere da soli la fine della nostra esistenza

 

Il mondo è stato stravolto dalla diffusione di un micidiale virus, U4, che non attacca però gli adolescenti tra i 15 e i 18 anni, gli unici a sopravvivere. Koridwen è rimasta sola nella fattoria di famiglia, in campagna. La conosciamo lì, che si destreggia con le mucche, immersa nelle piccole azioni quotidiane per non perdere la ragione e la fiducia. Così mentre iniziamo a percepire l’esterno, che è freddo, vuoto, popolato (poco) di ragazzi incattiviti, organizzati spesso in bande, Koridwen si pone un obiettivo: raggiungere Parigi. Le è stato recapitato, infatti, un misterioso messaggio da Khronos il game master di Warriors of Time, il videogioco in cui era esperta prima della catastrofe. L’indicazione è chiara: farsi trovare a Parigi, il 24 dicembre a mezzanotte sotto l’orologio più antico della città. Perché? E’ ovvio, può salvare l’umanità.

 

La mattina mi sono svegliata piena di dubbi. E’ in questi momenti di riflessione a freddo che penso di farmi troppi film e di mescolare tutto: la mia vita di adesso, le leggende bretoni di Mamm-gozh e i miei ricordi di gioco

 

Adesso voi capirete come non sia semplice dare retta a messaggi così, mentre fuori imperversano scenari semi infernali di malattia e fame. E’ il rapporto con la nonna, morta, dotata di eccezionali poteri, una strega, a darle la spinta. Così su un trattore, insieme al cugino Max (personaggio che ho adorato), filastrocche sui druidi da recitare e personaggi che arrivano e se ne vanno, amori molto reali, che Koridwen ci trascina in un’avventura che non conosce tempo. E’ davvero il caso di dire così.

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