Vita da blogger: io sono Gea e ho scritto un libro per chi ha sogni e passione

Vita da blogger è un manuale che si legge come un romanzo, una guida scritta esattamente come un blog. Il titolo esatto è Vita da blogger guida per stare in rete, io sono Gea e ho un problema con gli uomini. No, questo non c’entra. Sono Gea e ho scritto un libro. Fa uno strano effetto è vero? Dopo tanta fatica, eccolo: un oggetto di pagine e inchiostro. Lo guardo, mi piace, avevo mille paure, come stamperà Amazon? Si leggerà bene? E invece è leggibile, piacevole anche nell’estetica. 

Come mi è venuto in mente di scrivere questo libro? Avevo voglia di condividere un percorso base che io per prima ho sperimentato, nel blogging e nel giornalismo online. La fase folle che stiamo vivendo ha moltiplicato la richiesta di spazi sul web. Io però sono voluta partire dall’idea, dalla passione che spinge a metterci in gioco. Ho parlato della mia esperienza professionale e personale. Dei miei errori. Dei timori e le sfide. E poi c’è la tecnica, le strategie e i consigli: una guida livello starter che spero sia utile a chi si avvicina a questo mondo. 

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Il consulente di Johnson rompe il lockdown per vedere l’amante: si dimette

Immaginatevi cosa sta passando Antonia in queste ore, con la faccia sbattuta sui siti di mezzo mondo, due figli a casa e un marito che oltre ad essere stato tradito senza pietà, deve sopportare anche il pubblico giudizio. Sto parlando dello scandalo scoppiato in Gran Bretagna, raccontato dal giornale The Telegraph, in piena pandemia. Con il coronavirus, una quantità di morti da fare paura, tanto da raggiungere il primato europeo, gli inglesi negli ultimi giorni hanno assistito a una di quelle storie che in altri tempi, meno drammatici, assurdi e incomprensibili, ci avrebbe persino fatto sorridere. Senza ipocrisia, sotto i baffi. Proprio così. Protagonista dello scandalo è Neil Ferguson, consulente del premier inglese Boris Johnson, una delle menti più brillanti della task force, virologo, colui che ha convinto Boris a retrocedere da quella pazzia del vediamo come va. Immunità di gregge, poche restrizioni, ne avevo parlato anche in una puntata del mio podcast Politica Popcorn. Va bene, insomma, Ferguson è lo studioso, professore dell’Imperial College, che è riuscito a persuadere il numero uno di Downing Street della via migliore da adottare: il lockdown. Non è stata una funambolica prova oratoria e nemmeno una cena tra amici, ma uno studio, serissimo, con numeri agghiaccianti. Le soglie possibili di contagiati e morti verso i quali stava andando la Gran Bretagna senza uno stop alla vita sociale. Boris a quel punto ha ingranato la retromarcia. Poi il premier lo ha visto sulla sua pelle cosa sia il coronavirus, ricoverato in terapia intensiva, con l’ossigeno e i piani già pronti del governo per annunciare la sua morte. Boris adesso lo può raccontare. Tant’è. In questa tragedia nazionale e planetaria, è accaduto che proprio il professore che ha elaborato i modelli da 500mila vittime del covid senza quarantena, sia stato beccato a rompere il lockdown. Una passeggiata in bicicletta? Un caffè con un amico? No, peggio. Due incontri romantici a casa sue, racconta il Telegraph, con la sua amante, Antonia, 38enne attivista, madre di due figli e sposata, che vive con la family appena fuori Londra. In Italia grazie alle Faq del governo su congiunti/affetti stabili/fidanzati Ferguson saprebbe che l’amante non è un affetto stabile, e che se sei single devi giocare a sudoku o dedicarti agli scacchi online. Invece no, non ha resistito. Una bufera in piena regola che ha portato Neil Ferguson a dimettersi dal comitato per le emergenze inglese, continuerà a lavorare all’Imperial College. E Antonia? Chissà.

Coronavirus e la trasformazione delle nostre citta’

Ci sono aspetti che si ricorderanno quando un giorno il coronavirus sarà sui libri di storia, nei racconti, al tempo passato. Per ora è al presente, con un carico di incertezze e di destabilizzazione. Cosa succederà domani? Cosa diranno i bollettini stasera? L’Italia rovente di una febbre sconosciuta si adegua alle straordinarie misure. Le città cambiano aspetto. Roma è ferragostana vero, ma non c’è quell’atmosfera di placido riposo, quella che viene dopo un anno di lavoro, con l’eco degli aperitivi al mare, delle passeggiate in macchina fino al litorale, delle foto dai posti lontani che fanno anche un po’ invidia. Dentro casa, appartamenti spesso trasformati in uffici, con i computer accesi e i telefoni che squillano. Arriverà un giorno in cui si ripenserà alla prima volta che per uscire di casa è servita un’autodichiarazione. Che poi le discussioni infinite sui social, sulle passeggiate, le sigarette, la corsetta da soli e in posti sperduti, è tutto un esercizio per passare il tempo il più delle volte, ma si fa con passione, per carità, poi alla fine quello che conta è starsene a casa. Ogni decreto, una reazione emotiva. Con la prima stretta, file gigantesche ai supermercati in piena notte. Con il secondo decreto, nella confusione tutti in ansia ai distributori automatici di sigarette, per poi scoprire che i tabaccai sono rimasti aperti. Sì, è così fa effetto. Da un giorno all’altro le entrate contingentate ai supermercati, le persone con le mascherine, non è un film distopico. È la nostra città. La città di tutti in ogni angolo d’Italia, senza pensare al nord, al nord poi è un dramma. I lampeggianti delle forze dell’ordine, della polizia locale, la sera per i controlli. Il megafono dalle macchine di pattuglia in pieno giorno, “rispettate la distanza di sicurezza”. L’altro giorno a Guidonia una via Roma deserta, le serrande abbassate, i commercianti chi li aiuterà? Sarà compito di ognuno appena si finirà di trattenere il respiro, dare un contributo, a parte lo Stato s’intende. Così è marzo di una primavera impensabile, con una pandemia costellata di numeri che incupiscono, marzo ossessionato dai vademecum, dalle regole, con le mascherine andate a ruba, i prezzi degli sciacalli e la voglia di sconfiggere la battaglia che è diventata una guerra. “Andrà tutto bene”, i genitori costretti a tenere i bambini a casa h24, postano foto sui cellulari, nei social, scritte fatte sui tavoli delle sale da pranzo e poi appese sui balconi, sulle ringhiere dei giardini, una persino dalla finestra dell’ospedale di Tivoli. Una speranza che fa i conti con la realtà, ma non si arrende.