Gea Petrini

Brandon Stark e il nostro rancore per Martin

Voglio essere sincera, più che una recensione sul personaggio Bran Stark vorrei scriverne una sul livello di profondo rancore che nutro – ma credo di poter parlare al plurale – nei confronti di George R. R. Martin. Siamo sulla linea sottile tra l’adorazione e l’odio. Ce le fa amare una ad una le sue creature e poi le rende vittime delle sorti peggiori. Cerchiamo di parlare delle Cronache del ghiaccio e del fuoco senza pensare per un attimo alla serie tv Il trono di spade che a un certo punto ha superato la trama dei libri. E’ il secondo motivo di dissidio con l’amico Martin: ce lo vuoi dare il nuovo libro o no? Allora Brandon Stark è il quarto dei figli di Eddard Stark. Siamo a Grande Inverno, a nord del continente occidentale dove sono ambientate le meravigliose, uniche e avvincenti vicende delle famiglie impegnate nel gioco del trono.
Adoro il trono di spade, ma ho amato ancor prima i libri, tutti. Nella geografia di Westeros, ripetendo a mente mille volte l’inverno sta arrivando, mi professo una Stark senza ombra di dubbio, quindi vi avviso sono di parte e non poco. La sintesi estrema è che va tutto bene, Eddard detto Ned è il protettore del nord, il suo amico Robert è il re dell’intero continente e governa da Approdo del Re. Sì è vero, ci sono degli strani movimenti a nord della Barriera. Cos’è? Un mega muro di ghiaccio costruito nella notte dei tempi a proteggere gli uomini dalle creature che abitano oltre. Nelle leggende, oltre i giganti, e creature mosteriose ci sono gli estranei, i non morti, ma c’è anche una quantità di bruti, uomini liberi. Però tutto sembra filare liscio per le prime cinquanta pagine del libro, poi Robert con la parata reale di famiglia al gran completo si presenta a Grande Inverno per convicere Ned a seguirlo nella capitale.
Il nostro Bran è un bambino di sette anni, e come ama trascorrere il suo tempo? Giocare con le spade di legno? Fare a palla di neve? Tirare i capelli alle sorelle? No. Bran si arrampica come l’uomo ragno su per i muri del gargantuesco castello di famiglia. La madre, attenzione parliamo di Catelyn Tully sposata Stark, una super, gli dice mille volte di non farlo, che è pericoloso. La nostra lettura scorre tranquilla, iniziamo ad amare il nord, quando Bran si arrampica sulla torre, arriva a una finestra e vede Cercei Lannister, moglie del re, che si intrattiene a letto con il fratello Jaime. Voi starete pensando, l’incesto, scandalo. Lo choc non fa in tempo a palesarsi che Jaime va alla finestra e spinge di sotto Bran. Il bambino precipita a terra.
Ricordo anche dove ero quando ho letto quella pagina. Ho chiuso il libro e ho pensato: Martin è il mio nuovo idolo, un genio del male. La reazione è voler entrare proprio fisicamente nella pagina, andare da Jaime e gettarlo tra le fauci di Estate, il metalupo di Bran. Così inizia un’agonia, il bambino si riprenderà ma non potrà più usare le gambe. Trascinato o portato in braccio dal mitico Hodor, nelle peripezie del continente e della famiglia, Bran inizierà un viaggio verso l’estremo nord, oltre la Barriera. I libri a un certo punto, parlo degli ultimi due, soffrono nella trama, Martin si perde un po’. “No, non potrai più camminare, però potrai volare”, Bran attraverso l’albero diga può essere contemporaneamente in più posti nel corso del tempo. Nel libro c’è un po’ di confusione, nella serie lo capiamo meglio. E sullo schermo, quando torna a Grande Inverno riunendosi alle sorelle, anche se in fondo non è più lui ma il corvo, ci sembra di essere finalmente a casa.
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